E, o con più reddito per tutti e più strumenti per resistere al cambiamento climatico .

Diarra, Yacine, Ndiaye, Fatou vivono in un villaggio rurale del Senegal, nella Regione di Matam. Da queste zone povere e arretrate gli uomini fuggono alla ricerca di fortuna, le donne restano e non sanno come sfamare i figli. È qui, al confine con la Mauritania, che Green Cross Italia ha scelto di concentrare i suoi sforzi, nelle terre arse dal sole che non riescono a fermare l’avanzare del deserto, affidando alle donne i compiti di responsabilità. E lo ha fatto con il progetto Crea, Creation emplois dans l’agriculture (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura) che si è concluso in questi giorni, finanziato dal Ministero dell’Interno e realizzato in partenariato con l’Associazione Progetto Diritti e il Centro studi e ricerche Idos. In quasi due anni di attività, la Ong ambientalista ha contribuito a rafforzare la resilienza degli abitanti di cinque villaggi, cioè la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici, partendo dalla formazione.questi giorni, finanziato dal Ministero dell’Interno e realizzato in partenariato con l’Associazione Progetto Diritti e il Centro studi e ricerche Idos. In quasi due anni di attività, la Ong ambientalista ha contribuito a rafforzare la resilienza degli abitanti di cinque villaggi, cioè la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici, partendo dalla formazione.

 Tra le principali azioni di intervento attuate, quindi, ci sono stati i corsi di alfabetizzazione per ragazzi e ragazzevolti a dare gli strumenti gestionali ai Gie, Gruppi di interesse economico, una sorta di cooperative che amministrano le terre comuni; e poi i seminari sulle nuove tecniche agricole di produzione e sulla commercializzazione dei prodotti e sul mantenimento in efficienza degli impianti fotovoltaici; gli incontri sui rischi e i costi legati alla migrazione irregolare; la distribuzione di sementi per avviare e sostenere le coltivazioni, di attrezzi agricoli per incrementare le produzioni, di essiccatori solari e kit per trasformare e conservare i frutti della terra.Tra le principali azioni di intervento attuate, quindi, ci sono stati i corsi di alfabetizzazione per ragazzi e ragazzevolti a dare gli strumenti gestionali ai Gie, Gruppi di interesse economico, una sorta di cooperative che amministrano le terre comuni; e poi i seminari sulle nuove tecniche agricole di produzione e sulla commercializzazione dei prodotti e sul mantenimento in efficienza degli impianti fotovoltaici; gli incontri sui rischi e i costi legati alla migrazione irregolare; la distribuzione di sementi per avviare e sostenere le coltivazioni, di attrezzi agricoli per incrementare le produzioni, di essiccatori solari e kit per trasformare e conservare i frutti della terra.

Qui, dove fino a poco tempo fa c’erano campi abbandonati o poco coltivati oggi crescono carote, verze, melanzane, peperoncini.

“Con il nostro progetto abbiamo vinto la scommessa di affrontare le difficoltà causate dallo spopolamento, di aumentare la produttività dei terreni, dare un impulso alla lotta alla povertà” dichiara Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia . Siamo riusciti nei diversi intenti che questo progetto aveva: produrre reddito aggiuntivo per le famiglie beneficiarie, rafforzare il ruolo della donna nei processi decisionali collettivi, formare ragazzi e ragazze. Ma non illudiamoci: nella Regione di Matam dove operiamo, come accade nella maggior parte delle realtà rurali, i tessuti sociali si lacerano, le marginalità e la povertà sono una spinta sempre molto forte all’abbandono dei villaggi, in rotta verso la capitale e ma anche verso altre destinazioni”. (M. Canzio - La St.)

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