L’annuario dei dati ambientali dell’Ispra, alla sua quindicesima edizione, è stato presentato alla Camera dei Deputati. Quest’anno l’annuario è arricchito dal Rapporto Ambiente del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

Stiamo migliorando, ma non abbastanza. Sono sostanzialmente d’accordo gli esperti e i rappresentanti del mondo delle istituzioni che hanno partecipato alla presentazione dell’Annuario dei Dati Ambientali pubblicato dall’Ispra. Con una banca dati di 311 indicatori per un totale di 140 mila dati aggiornati, l’annuario è uno strumento di conoscenza fondamentale per i cittadini, gli esperti e i politici. Quest’anno, a un anno di distanza dall’entrata in vigore della Legge 132 che istituisce il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, insieme all’Annuario è stato presentato anche il Rapporto Ambiente del SNPA. 

Alessandro Bratti, direttore dell’Ispra parla dell’Italia come di un Paese con una straordinaria biodiversità ma con una situazione molto critica, ad esempio, per quanto riguarda l’introduzione di specie aliene, la cui presenza già molto copiosa tende ad aumentare. I problemi sono non solo per l’ecosistema, ma anche per l’economia del Paese. Altri dati che Bratti sottolinea sono quelli sul mare: “Abbiamo un dato positivo con il 90% di buono stato delle acque costiere di balneazione a cui però corrisponde un 62% delle lagune in distretto padano in stato di criticità” E poi c’è il suolo, con dati impietosi. Un consumo fortissimo che diventa ancora più allarmante se si va a vedere dove il suolo viene consumato, ad esempio sulle zone costiere o su quelle a rischio idrogeologico. Il dato va poi inserito in un quadro più allargato:” Gran parte dei nostri beni culturali sono in aree critiche, per dissesto o perché esposte a fragilità vulcaniche. La fragilità del territorio deve essere tenuta in considerazione anche nell’ambito della tutela dei beni culturali”. 

Sono dati precisi, scandagliati nei minimi particolari e strutturati in diverse sezioni, quelli presenti nell’Annuario. Un lavoro di ricerca e raccolta dati dal quale emerge lo stato dell’ambiente nel nostro Paese. Sull’importanza di darsi una mossa e di prendere sul serio la responsabilità di cambiare l’attuale modello economico ed energetico, i politici intervenuti si dicono, almeno a parole, consapevoli. Per il Premier uscente Paolo Gentiloni non ci sono dubbi; il cambiamento climatico ha ed avrà sempre di più un ruolo fondamentale sia a livello politico che economico.  

“La questione climatica – dice Gentiloni – non è più qualcosa di lontano che riguarda l’Africa o paesi lontani. Le conseguenze sono sempre più visibili a casa nostra. Basti pensare alle recenti precipitazioni violente alternate alla siccità che stiamo vivendo negli ultimi anni”. Gentiloni ha ripreso l’annoso tema della mancata approvazione della legge sul consumo di suolo: “I dati ci dicono che facciamo fatica a imparare la lezione. Nonostante la crisi e la maggiore consapevolezza ambientale il consumo di suolo continua”. Per Giovanni Toti, Vice Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome l’augurio è che la politica si occupi delle questioni ambientali in modo bipartisan:” Prevenire è fondamentale in un territorio come il nostro. Ed è anche molto meno costoso che correre ai ripari a danni già avvenuti”. Per l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Pinuccia Montanari è sempre più necessario assicurare un controllo pubblico per la tutela dell’ambiente: “Grazie all’Ispra i Comuni hanno a disposizione un supporto straordinario, ma è necessario interagire tra comuni anche attraverso l’ANCI”. Il Ministro Galletti si è dichiarato particolarmente fiero dell’approvazione della Legge 132:” Rivede completamente il sistema dei controlli e li unifica. Il sistema delle agenzie era troppo spezzettato. La funzione di controllo e coordinazione dell’Ispra è fondamentale”.  

Anche Galletti parla della legge sul consumo di suolo che andava fatta, ma, a suo dire non c’erano le condizioni politiche e forse economiche. Propone un compromesso nella definizione:” Non chiamiamola legge sul consumo di suolo, che spaventa il mondo economico, ma legge sulla rigenerazione urbana”. 

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, i dati Ispra dicono che la situazione italiana è ancora troppo a macchia di leopardo. C’è da lavorare molto anche lì. C’è poi l’inquinamento atmosferico, con zone di fortissima criticità nella pianura padana, nel frusinate e nell’area di Roma.  

Luca Marchesi, Vice Presidente SNPA torna a battere sui dati che riguardano il consumo di suolo:” I numeri fanno impressione. Perdere 3 metri quadri al secondo di superficie liberà è un dato spaventoso”. Nonostante questo Marchesi ci tiene a mettere in luce delle eccellenze presenti nell’Annuario: ad esempio il modello di previsione di impatto dei Wind days di Taranto, fondamentale per la zona devastata dalla tragedia Ilva.  

Quello che emerge dai dati Ispra e SNPA è soprattutto che facciamo fatica a imparare la lezione. Enrico Giovannini, portavoce dell’ASVIS sottolinea l’importanza di dare un adeguato rilievo ai dati ambientali: “Con investimenti adeguati avrebbero la stessa disponibilità dei dati economici. La freschezza dei dati è essenziale per discutere della realtà”. Anche per Giovannini stiamo imparando, sì, ma troppo lentamente: “Stiamo facendo la fine della rana bollita, letteralmente, anche perché la temperatura sale”. Ma uno spiraglio di luce Giovannini lo intravede nell’approvazione della Direttiva per l’attuazione della Strategia italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “La presidenza del Consiglio ne assume la responsabilità, e già questo è un avvenimento storico. Poi la costituzione di una commissione nazionale dello sviluppo sostenibile metterà insieme comuni, regioni e province”. Un ulteriore passo in avanti verso una progettazione e un controllo omogeneo. “Come Asvis abbiamo proposto dieci punti e abbiamo avuto l’adesione di tutte le forze politiche tranne Lega e Fratelli d’Italia. Vogliamo introdurre in Costituzione il raggiungimento dello sviluppo sostenibile. In tutto il mondo i costituzionalisti ritengono sia il futuro delle Costituzioni”.  

La sostenibilità viene ancora percepita come un’utopia per ambientalisti sognatori; la politica è innegabilmente responsabile di questo equivoco. Ermete Realacci sottolinea che: “Anche nell’ultimo dibattito in campagna elettorale la questione ambientale sia stata pressoché assente”. Il ruolo dell’informazione è cruciale. Non può esserci cambiamento di rotta né crescita strutturale senza la conoscenza delle tematiche ambientali. Lo ha ribadito Luca Mercalli, che fa parte del Consiglio Scientifico dell’Ispra: “Le istituzioni stesse dovrebbero rendersi più autorevoli nei confronti dell’informazione, bisogna sfruttare l’autorevolezza dello Stato e fare come in Svizzera, dove lo scioglimento dei ghiacciai è stato “raccontato” addirittura sui francobolli”. (V. Gentile - La St.)

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