Febbre gialla, Zika​, dengue, malaria. Malattie che hanno in comune l'essere trasmesse all'uomo soprattutto dalle zanzare. In tale maniera, questi insetti sono responsabili ogni anno della morte di mezzo milione di persone.

Anche perché per alcune di questi mali non esistono vaccini o cure davveri efficaci. Un team di scienziati della John Hopkins University ha quindi avuto un'idea per risolvere il problema alla radice: intervenire sul corredo genetico delle zanzare anofele (la specie che veicola la malaria) in modo da renderle meno suscettibili al Plasmodium Malariae, il parassita responsabile dell'infezione. 

Utilizzando la metodologia di intervento sul genoma denominata CRISPR/Cas9, gli scienziati sono riusciti a neutralizzare un gene, denominato FREP1 che interferisce con le proteine che consentono al Plasmodium di insediarsi nelle ghiandole salivari delle zanzare, che poi lo trasmettono agli esseri umani pungendoli. E i primi esperimenti, apprendiamo da uno studio pubblicato da PLOS Pathogens, si sono conclusi con successo.

L'obiettivo è che gli esemplari di anofele prodotti in laboratorio vengano poi liberati nella natura e si accoppino con zanzare "selvatiche" in modo da produrre larve destinate, una volta cresciute, a trasmettere il parassita con più difficoltà. Da questo punto di vista, c'è un ostacolo da superare. I ditteri mutanti sono fisicamente più deboli di quelli presenti in natura. E ciò significa che avrebbero meno chance di trasmettere il loro Dna, nella competizione per l'accoppiamento. Gli scienziati stanno quindi pensando di modificare solo i geni delle zanzare femmine per limitare i problemi.

L'esperimento ha coinvolto solo l'Anopheles Gambiae, una delle circa quaranta specie di zanzara anofele che trasmettono la malattia. Al momento non c'è quindi ancora modo di sapere se la procedura funzionerebbe anche sulle altre. E, inoltre, le conseguenze dell'introduzione in natura di animali geneticamente modificati sono sempre imprevibili. Nondimeno, l'esperimento della John Hopkins University ha già dei precedenti. Nel 2016 la compagnia britannica Oxitecriuscì a modificare il Dna dei maschi di Aedes Aegypti, la zanzara che veicola la Zika, inserendo un gene letale in grado di uccidere tutta la prole avuta da una femmina selvatica. (F. Russo – Agi)