Il livello consigliato è zero, ma con 10 grammi di alcol al giorno il rischio sanitario cresce di pochissimo

“I risultati mostrano che il livello più sicuro per l’assunzione di alcol è l’astensione. Ciò è in contraddizione con la maggior parte delle attuali linee guida sanitarie, che invece parlano di benefici per la salute associati al consumo dell’equivalente di due drink al giorno”. Così è scritto, brutalmente, nella conclusione di uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista medico-scientifica The Lancet. Si tratta di una vastissima revisione sistematica che ha riguardato 694 database e 592 articoli già pubblicati a proposito dei rischi per la salute collegati al consumo di alcol.

Ma come è possibile che, se tutto quel materiale di ricerca era già disponibile, le conclusioni siano diverse? La novità dello studio, come spiegato dettagliatamente nel paper scientifico, ha riguardato principalmente il metodo di analisi, che secondo gli autori è stato migliorato rispetto al passato poiché ha incluso alcuni fattori finora colpevolmente trascurati.

Per esempio, si legge nell’articolo, si è cercato di migliorare l’accuratezza dei dati sul consumo di alcol includendo anche gli effetti dovuti ai flussi turistici e alle bevute – per così dire – clandestine. Inoltre è stato ampliato il numero di disturbi correlati al consumo di alcol presi in considerazione, arrivando a un totale di 23. Tra questi ci sono alcune forme tumorali(soprattutto cancro al fegato), ictus, disturbi cardiaci e cirrosi epatica, ma anche patologie più diffuse nelle aree più povere del mondo come la tubercolosi. E poi, si è cercato di stabilire con rigorosi criteri statistici quale quantità di alcol, nel complesso, determinasse i migliori esiti in termini di salute individuale e pubblica.

Il risultato, a quanto pare, non lascia dubbi. “Abbiamo stabilito che il rischio associato a tutte le cause di mortalità, soprattutto se legate al cancro, aumenta al crescere dei livelli di consumo, scrivono i ricercatori. Che incalzano: “Il livello di consumo che minimizza gli effetti negativi sulla salute è zero.

Per il resto lo studio ripete concetti in gran parte arcinoti: il consumo di alcol rappresenta una piaga per la salute umana globale ed è responsabile del 10% circa dei decessi in giovane età, ossia di persone di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Per di più l’alcol ha effetti negativi sul benessere da molti punti di vista, e perciò gli interventi sociali volti a ridurne il consumo possono tradursi in un miglioramento delle condizioni generali di salute della popolazione.

Inoltre c’è una questione di genere: l’effetto (negativo) dell’alcol sugli uomini pare essere molto più evidente rispetto alle donne, anche a causa di un consumo medio di alcol più che doppio. Come ha raccontato anche OggiScienza, estraendo un po’ di dati dall’enorme mole di informazioni contenute nello studio, il 12,2% delle morti maschili under-50 è attribuibile agli effetti delle bevute, mentre per le donne la stima è del 3,8%. Per chi ha oltre mezzo secolo di vita, invece, il principale nemico di chi alza troppo il gomito è il cancro, responsabile di oltre un quinto dei decessi indotti dall’alcol (o comunque correlabili al suo consumo).

Ragionando sui numeri assoluti, nel 2016 (anno a cui sono riferiti i dati utilizzati per lo studio) si ritiene siano morte a causa dell’alcol 2,8 milioni di persone. Anzitutto per tre ragioni: patologie (con la tubercolosi al primo posto), incidenti stradali e forme di autolesionismo indotte dall’alcol. A livello globale, infine, l’alcol è la settima causa di morte o di disabilità precoce.

In conclusione, un piccolo approfondimento. Gli scienziati hanno ricavato la curva grafica che mostra l’andamento del rischio sanitario in funzione del numero di drink (un drink è, per convenzione, una bevanda con 10 grammi di alcol): la funzione è strettamente monotòna, ossia il rischio cresce sempre all’aumentare del numero di drink. Il risultato è rafforzato dal fatto che lo studio ha incluso anche specifici benefìci del consumo di alcol, come gli effetti protettivi associati alla cardiopatia ischemica e al diabete femminile. Ragionando di salute pubblica in termini ipotetici, si avrebbe un effetto complessivamente positivo dal consumo di un po’ d’alcol solo se almeno il 60% delle persone soffrisse di forme mortali di queste due patologie.

Va però detto, per rincuorare chi non intende rinunciare a qualche piccolo piacere alcolico, che il livello di rischio associato a un solo drink al giorno è molto prossimo a quello di chi è del tutto astemio. Già con i due drink, invece, il rischio aumenta del 10% circa. (G. Dotti - Wired/ Lancet)

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