Per chi nutrisse ancora dei dubbi sull’effettiva efficacia della legge sugli ecoreati, la migliore risposta è nei numeri

Quasi 600 crimini ai danni dell’ambiente sanzionati, più di uno e mezzo al giorno, e oltre 130 beni sequestrati per un valore di circa 15 milioni di euro. Per chi nutrisse ancora dei dubbi sull’effettiva efficacia della legge sugli ecoreati, la migliore risposta è nei numeri. Numeri importanti, che Legambiente ha racchiuso nel dossier “Ecoreati nel codice penale”, presentato a Roma davanti - tra gli altri - al presidente del Senato Pietro Grasso e al ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Quello approvato il 29 maggio del 2015 non è stato insomma un semplice provvedimento, quanto piuttosto una “riforma di civiltà”, come ha sottolineato l’associazione ambientalista. Da Nord a Sud, i nuovi delitti sono stati utilizzati per sequestrare depuratori malfunzionanti e per fermare l’inquinamento causato da attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; e ancora contro l’estrazione abusiva di inerti dalle cave o dai fiumi, per intervenire sulla pesca illegale a Taranto e per mettere fine agli scarichi industriali non trattati a Chieti.

Lo scorso anno, grazie alla legge 68/2015, l’azione repressiva svolta dalle forze di polizia e dalle Capitanerie di porto ha consentito di sequestrare 133 beni e di sanzionare 574 ecoreati: sul fronte dei delitti contestati si contano 143 casi di inquinamento ambientale, 13 di disastro ambientale, 6 di impedimento di controllo, 5 delitti colposi contro l’ambiente, 3 di omessa bonifica e 3 casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale. La Campania si colloca al primo posto nella poco invidiabile classifica stilata in base al numero di ecoreati contestati (70); la Sardegna è la regione con il maggior numero di denunciati (126),mentre l’Abruzzo conta il numero più alto di aziende coinvolte (16); e se il maggior numero di arresti è stato compiuto in Puglia (14),il numero più alto di sequestri spetta alla Calabria (43).

Numeri, quindi, ma anche storie, perché dietro a ogni illecito nei confronti dell’ambiente c’è una realtà fatta di incuria, malaffare e facili guadagni. Per dirla con le parole del direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, “l’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è stata una grande conquista per l’Italia ed è il primo anello di una catena più lunga, che va costruita con l’obiettivo di innalzare i controlli ambientali per tutelare l’ambiente, la salute e le imprese sane”. Già, molto è stato fatto ma la strada da percorrere è ancora lunga. Non a caso il presidente del Senato Pietro Grasso, che di lotta alla criminalità ne sa qualcosa, pur evidenziando che la legge “ha rappresentato uno spartiacque importantissimo” perché oggi “abbiamo nuovi strumenti, più idonei e mirati, per punire reati gravissimi che incidono sulla tutela di un bene comune a tutti noi”, ha sottolineato che sarebbe un “drammatico errore” abbassare la guardia su una minaccia che è ancora più che mai presente.

Secondo Legambiente, tra i provvedimenti da approvare c’è anche il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette, mentre occorre completare l’iter di definizione dei decreti attuativi per rendere operativa la legge 132 del 2016 che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente. E anche per quanto riguarda la legge sugli ecoreati, sarebbe possibile mettere in campo azioni - dalla formazione per gli operatori del settore alla definizione di linee guida che garantiscano un’uniforme applicazione della norma - per rendere la sua azione ancora più incisiva e repressiva. La battaglia, insomma, è ripartita con nuove armi nel 2015: ma a due anni di distanza la guerra è tutt’altro che vinta. (D. Zaccaria - La St.)

CONDIVIDI