Con una nuova sentenza emessa stamattina, la Corte di giustizia europea ha stabilito che l’Italia non ha attuato il diritto dell’Unione in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane. E non è la prima volta. Già il 19 luglio 2012 la Corte aveva giudicato il nostro Paese inadempiente, in quanto è stato omesso «di prendere le disposizioni necessarie per garantire che 109 agglomerati situati nel territorio italiano fossero provvisti, a seconda dei casi, di reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e/o di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane conformi alle prescrizioni della direttiva 91/271».

Eppure, 4 anni dopo ancora la direttiva non risultava attuata. Ecco dunque che a febbraio 2016 la Commissione europea ha «proposto dinanzi alla Corte un secondo ricorso per inadempimento», ovvero proprio quel procedimento giudiziario che si è concluso oggi – nuovamente – a nostro sfavore. Peccato che ad oggi risultino ancora 74 agglomerati non conformi alla direttiva sulle acque reflue.

Nella sua sentenza odierna la Corte constata dunque «che, alla data limite dell’11 febbraio 2016, l’Italia non aveva preso tutte le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza del 2012 al fine di rispettare gli obblighi che le incombono in forza della direttiva». E per questo condanna lo Stato italiano – e dunque in definitiva tutti i suoi cittadini – a pagare «una somma forfettaria di euro 25 milioni a favore del bilancio Ue, al fine «di prevenire il futuro ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione». Ma visti anche i numerosi anni di inadempienza che finora si è accollata l’Italia, la Corte mette già le mani avanti: la sentenza odierna ci condanna infatti a pagare anche «una penalità di euro 30.112.500 per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012, penalità che sarà dovuta a partire da oggi sino all’esecuzione integrale della sentenza del 2012».

Una multa notevole, alla quale naturalmente si affianca un doppio danno: quello ambientale. È infatti la stessa Corte Ue a giudicare «particolarmente grave» il nostro adempimento sulle acque reflue, in quanto non solo è già durato sei anni, ma soprattutto perché «l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane sono idonee ad arrecare pregiudizio all’ambiente». (Green Rep.)