Al Mudec di Milano, fino al 3 marzo 2019, la mostra "Paul Klee, alle origini dell'arte”, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un centinaio di opere provenienti da musei e collezioni private europee, attraverso le quali è possibile approfondire il lavoro dell’artista tedesco 

 

"Paul Klee, alle origini dell'arte” è il titolo emblematico della mostra ospitata al Mudec di Milano. Il filo conduttore dell’esposizione è il concetto di primitivismo che Klee considera, insieme all’arte dei bambini, un territorio ancora inesplorato in cui è racchiuso il segreto all’origine della creazione. 

"Il progetto del Museo delle culture - ha spiegato  Anna Maria Montaldo, direttore del Polo di arte moderna e contemporanea di Milano - intende approfondire il lavoro di Klee all'interno del fermento primitivista che scorre per l'Europa agli inizi del ventesimo secolo. Le arti e le culture etnografiche, infatti, esercitarono in quel periodo una particolare fascinazione sulle avanguardie europee".

Il primitivismo, pur essendo un tema che permea l’arte europea agli inizia del ventesimo secolo, viene affrontato e declinato da Klee in maniera del tutto originale e personale e assume connotazioni differenti rispetto a quelle comunemente utilizzate dalle avanguardie storiche.

Il suo interesse per tutto quanto, in arte, è “selvaggio” e “primitivo” si desta in coincidenza con il  primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902.

A partire dal 1912-1913 Klee dissemina le proprie immagini di ideogrammi, rune o elementi “alfabetici” di invenzione. Si sforza di rinviare l’osservatore al processo che sta dietro l’immagine; di sollecitare in lui domande attorno al senso di ciò che vede; di indurlo a leggere e decifrare con attenzione. 

In seguito, negli anni Venti e Trenta, il suo interesse per l’epigrafia si nutre di riferimenti agli antichi alfabeti cuneiformi medio-orientali e alla geroglifica egizia. Durante gli ultimi anni della Grande Guerra che Klee vive una sorta di “conversione”, che lo porta a privilegiare temi “cosmici” e a distaccarsi dalle attitudini parodistiche mostrate in precedenza. 

La rassegna milanese presenta un’ampia selezione di opere dell’artista ed è accompagnata da preziosi manufatti etnografici del Mudec, da testi storici, ma anche da video autoriali, che abilitano il visitatore a comprendere la visione di Klee, a vedere con i suoi occhi. 

Sono un centinaio le opere che compongono il percorso espositivo, suddiviso in cinque sezioni, che raccontano il processo di formazione artistica di Klee. Si va dalla “caricatura” al periodo in cui Klee si definisce anche “illustratore cosmico”; a un primitivismo di tipo “epigrafico”, la cui sezione di riferimento è intitolata “alfabeti e geroglifiche d’invenzione”. Una sezione è costruita intorno al tema dell’arte extraeuropea e dell’arte dell’infanzia: le origini primordiali dell’arte. Una originale sezione è invece dedicata alla re-invenzione del teatrino di marionette che Klee aveva costruito per il figlio Felix,  che in mostra è posta insieme a una selezione delle opere etnografiche del MUDEC. Infine, la sezione dedicata a “policromie e astrazione” designa un diverso insieme di opere, caratterizzate, oltreché dal rigoroso disegno geometrico, associato a motivi architettonici, dalla trasparenza di differenti velature di colore.

La mostra presenta anche opere mai viste prima in Italia, è il caso di “Artista nomade - Manifesto” del 1940, che come suggerisce il titolo è appunto il manifesto della condizione dell’artista, o il dipinto  Roccia artificiale del 1927. 

L’esposizione, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 Ore cultura, rimarrà aperta al pubblico fino al 3 marzo 2019. (Artemagazine)

Vademecum

Fino al 03 Marzo 2019
MUDEC - Museo delle Culture - via Tortona 56, Milano
Orari:
lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – sabato 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)
infoline
0254917 (lun-ven 10.00-17.00)

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