Sarà Frascati, nel Lazio, a ospitare il primo centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare, costruendo al suo interno la cosiddetta Dtt (Divertor Tokamak Test facility),struttura cilindrica all’interno della quale, con processo opposto alla fissione nucleare, si tenta di riprodurre il meccanismo fisico che alimenta le stelle, al fine di ottenere energia rinnovabile. Un progetto ambizioso, da 500 milioni, che coinvolgerà oltre 1500 persone, di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro. Frascati, dopo mesi di sopralluoghi nei siti che si erano candidati, e l’analisi di documentazione e prospettive delle aree utilizzate, ha sconfitto otto proposte, tra le quali quella arrivata dalla Regione Piemonte, che proponeva Casale Monferrato. 

Severamente bocciata la Liguria, che puntava sulla rinascita di due aree industriali, alla Spezia e a Savona, per investire sull’energia pulita. Alla città piemontese costa cara la scarsa disponibilità di investimento sulla preparazione del sito e sul valore dell’infrastruttura esistente mostrata dall’ente territoriale, già chiamato a versare una soglia minima di 25 milioni. Ma pesa anche la distanza da un aeroporto internazionale e la non eccellente disponibilità di spazi per ampliamenti futuri.  

Tutte le aree candidate, a parte quella spezzina, secondo fonti dell’Enea, che è a capo del progetto, si sono dimostrate interessanti per possibili altri piani. A far pendere l’ago della bilancia su Frascati, dove già esiste un centro Enea, è proprio il «valore delle infrastrutture esistenti» che permette di ridurre il costo di investimento. Nella graduatoria finale, la città laziale ha così preceduto la Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara).  

«Adesso – dice il presidente dell’Enea, Federico Testa - si apre la fase dell’avvio operativo che richiederà il massimo impegno per garantire il rispetto della tempistica e degli adempimenti previsti, a cominciare dalla firma di un accordo con la Regione». L’avvio dei lavori della Dtt è previsto entro il 30 novembre, con la previsione di concluderli in 7 anni. I finanziamenti per procedere con l’opera sono pubblici e privati, con la partecipazione, fra gli altri, di Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni) per conto dell’Ue, il Miur (con 40 milioni),il Mise (40 milioni impegnati a partire dal 2019),la Cina Cinese con 30 milioni, la Regione Lazio (25 milioni),l’Enea e i partner con 50 milioni cui si aggiunge un prestito Bei da 250 milioni. (L. Cresci - La St.)

 

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