Gli impianti di termovalorizzazione da realizzare in Italia dovrebbero essere 8, per soddisfare un fabbisogno di quasi 2 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti (nello specifico oltre 1,8 milioni). Questo il risultato di una ricognizione contenuta in un provvedimento che completa l'articolo 35 del decreto 'Sblocca Italia'. In particolare, il provvedimento in questione (il Dpcm del 10 agosto 2016) - per "l'individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati" - offre un quadro di quello che servirebbe al Paese in termini di termovalorizzatori per la gestione dei rifiuti.

Secondo i risultati il fabbisogno residuo da soddisfare è "nullo" al nord, di 523.918 tonnellate all'anno al centro, di 488.432 tonnellate all'anno al sud, di 120.885 in Sardegna, di 685.099 in Sicilia. Il numero degli impianti da realizzare nel Paese sarebbero 3 al centro, 2 al sud, 1 in Sardegna, 2 in Sicilia; il nord non ne ha bisogno.

In base alla necessità, gli impianti da realizzare dovrebbero soddisfare una capacità di 130 mila tonnellate all'anno in Umbria, 190 mila nelle Marche, 210 nel Lazio, 300 mila in Campania, 120 mila in Abruzzo, 101 mila in Sardegna, 690 mila in Sicilia. Quelli da potenziare invece sono in Puglia per 70 mila tonnellate e per 20 mila in Sardegna.

Dalle indicazioni contenute nel decreto emerge che la capacità di trattamento degli impianti in esercizio era di 5,9 milioni di tonnellate all'anno. Il nord ha una capacità di trattamento per oltre 4,2 milioni di tonnellate all'anno (quella autorizzata arriva a superare di poco i 5 milioni di tonnellate all'anno); al centro la capacità di trattamento sfiora le 660 mila tonnellate (quella autorizzata è di 736 mila); al sud e nelle isole la capacità di trattamento arriva a poco oltre 1 milione di tonnellate (quasi pari a quella autorizzata). (Ansa).

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