Nonostante chi oggi siede al Viminale sia arrivato a Roma alla guida – figurata – di una ruspa, mezzo più volte evocato per ribadire la necessità di abbattere i campi rom (intenzione ribadita a margine della presentazione del decreto Salvini il 24 settembre), c'è un'Italia dell'abusivismo edilizio che nulla ha a che fare con la popolazione di origine nomade ma che resiste comunque a qualsiasi legge, qualsiasi sentenza e anche a qualsiasi ruspa. Un condono "di fatto" che riguarda una pluralità indeterminata di vecchi e nuovi eco-mostri e che rende socialmente tollerabile l'esistenza e la sopravvivenza di questi illeciti di cementoLegambiente ha provato a comprendere le dimensioni del fenomeno e ha chiesto ai Comuni il saldo tra ordinanze e demolizioni negli ultimi 15 anni, cioè dal 2004, data dell’ultimo condono edilizio. E il risultato non è certo rincuorante.

PIÙ DELL'80% DEGLI IMMOBILI DA DEMOLIRE È ANCORA IN PIEDI

Il report Abbatti l'abuso curato da Legambiente è basato sul dialogo con le amministrazioni locali, dialogo purtroppo parziale (hanno fornito una risposta appena 1.804 Comuni, il 22,6% del totale) che fa presagire che si rischi comunque di sottostimare i dati a nostra disposizione, comunque allarmanti. Nonostante gli abbattimenti dei mostri edilizi siano previsti dalla legge, dal 2004 a oggi, su oltre 71 mila immobili interessati da ordinanze di demolizione, più dell’80% risulta ancora in piedi. Radere al suolo una casa è un gesto forte, in grado di veicolare un messaggio altrettanto potente. Proprio per questo, le amministrazioni stentano a procedere: in pochi vogliono mettere il cappello su una scelta tantoimpopolare. Con il paradosso che, in alcune zone del Paese, il biasimo sociale non è dovuto all'aver distrutto con uno scempio edilizio una baia o una insenatura vergine, ma aver messo in mezzo alla strada chi ci viveva per procedere con l'abbattimento. La battaglia, insomma, è soprattutto culturale.

CAMPANIA MAGLIA NERA: SOLO IL 3% DEGLI ABUSI È ABBATTUTO

In Friuli-Venezia Giulia solo il 35% delle abitazioni illegali sopravvive alle ordinanze di demolizione. In Liguria la percentuale quasi raddoppia e sale al 67%, per toccare punte dell'83% in Sicilia, 88% nel Lazio, 94% in Calabriae persino del 97% in Campania, la regione in cui è matematicamente certo che ciò che viene costruito infischiandosene della legge resterà a imperitura memoria come se fosse un monumento (a meno che non si sia così sfortunati da ricadere nel restante 3% che viene raso al suolo). Nonostante il Nord offra in media percentuali più contenute rispetto al Sud, la mappa non fornisce comunque la classica ripartizione tra un Settentrione più attento al rispetto delle nome e un Meridione maggiormente lassista. Stupiscono infatti i dati negativi riportati da VenetoPiemonte e Valle d'Aosta, dove circa il 70% degli eco-mostri rimane ben saldo al proprio posto e spicca su tutte il Trentino-Alto Adige che, con il suo 87,6% fa di gran lunga peggio di molte regioni del Sud. Naturalmente bisogna fare la tara con il numero di edifici abusivi costruiti: in questo caso, a eccezione del Veneto, il Meridione si riappropria del primato, tenuto saldamente dalla Campania, seguita, con notevole distacco, dalla Sicilia.

 

Conferma quanto appena detto anche il rapporto Bes (benessere equo e sostenibile) dell’Istat, secondo cui nel 2015 l’abusivismo edilizio riguardava il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud, il 18,9% nelle regioni del Centro e il 6,7% al Nord. Analizzando il periodo dal 2005 al 2015, al Sud il dato non è mai sceso sotto il 24%, percentuale relativa al 2007. La Campania si conferma la regione più esposta al fenomeno: il procuratore generale di Napoli Luigi Riello ha recentemente ricordato che il 62% degli immobili è stato realizzato abusivamente. Solo sull’isola di Ischia le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento sono 600 e le pratiche di condono presentate in occasione delle tre sanatorie arrivano al ragguardevole numero di 27 mila, una media di quasi una per famiglia, con i risultati tragici visti in occasione del recentemente terremoto. Tra Torre del Greco e Massa Lubrense, nel golfo di Napoli, secondo la procura della Repubblica di Torre Annunziata gli immobili da abbattere con sentenza passata in giudicato raggiungono la cifra impressionante di 3.353. Dopo la Campania spicca la Calabria con il 46,6% di edilizia illegale. Terzo il Molise, con il 45,8%. Il dato nazionale dal 2005 al 2017 sale dall’11,9% al 19,4%.

LE ACQUISIZIONI (MANCATE) DA PARTE DELLO STATO

Ma il problema non si limita alla mancata esecuzione degli atti che impongono di abbattere gli eco-mostri. La legge prevede che se il proprietario di un abuso non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro 90 giorni, l'immobile deve passare al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di 10 volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Una norma sensata, che fa sì che l'abusivo abbia tutto l'interesse a ristabilire la situazione “ex ante” il prima possibile. D'altra parte il Comune può demolire l'immobile anticipando le spese che poi dovrà farsi risarcire, o destinarlo a usi di comprovata pubblica utilità. Secondo i dati di Legambiente, solo il 3,2% degli abusi non demoliti risulta oggetto di acquisizione al patrimonio comunale. In questo caso si segnala che il numero maggiore di trascrizioni(16%) è appannaggio dei comuni siciliani. Tutte le altre regioni oscillano tra il 3,7% dell’Abruzzo e lo 0,1% del Trentino Alto Adige, passando per il 2,3% della Puglia, l’1,9% della Campania, l’1,5% del Lazio e lo 0,7% della Calabria. La mancata ufficializzazione dell’acquisizione, oltre a essere una grave omissione di atti d’ufficio, comporta anche una responsabilità per danno erariale. Molto spesso, infatti, accade che gli immobili restino nella disponibilità degli abusivi che continuano a goderne senza averne titoli e soprattutto senza oneri.

ATTENZIONE AI CONDONI MASCHERATI

  • Per Legambiente, se le ruspe tardano a intervenire, la responsabilità è anzitutto della «politica che millanta ipotesi di condono e che ancora oggi chiede voti in cambio di promesse che non potrà mantenere». «Sebbene sembri archiviata la stagione degli eco-mostri pluriplano, quelli in stile Fuenti Punta Perotti», si legge nel report, occorre continuare a «tenere alta la vigilanza su questo tema». E se proporre un condono edilizio vero e proprio è diventato ormai impopolare, ecco spuntare i tentativi di condoni mascherati. «Negli ultimi anni», denuncia Legambiente, «ci ha provato il senatore Ciro Falanga, con il disegno di Legge omonimo che voleva obbligare le procure a seguire un improbabile e vincolante ordine di priorità nelle demolizioni. Ci ha provato il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, con il disegno di legge regionale che suggeriva ai Comuni di affittare le case abusive agli stessi proprietari, e ci hanno provato i deputati regionali in Sicilia, come l’onorevole Girolamo Fazio, ex sindaco di Trapani, che nel 2016 propose di salvare le case abusive realizzate nei 150 metri dalla battigia sottoposti dalla legge regionale 78 del 1976 a vincolo di inedificabilità assoluta». «Tra gli ultimi a esprimersi sulla questione», viene ancora registrato nel report, «anche il neo assessore al Territorio e all’Ambiente della giunta Musumeci, Salvatore Cordaro, che è arrivato a teorizzare un concetto che supera il vecchio “abusivismo di necessità”: secondo lui, esisterebbe in Sicilia un “abusivismo di indispensabilità”. E pur ammettendo che “non tutto può essere salvato”, comunque spiega che “nel guardare al territorio e all’abusivismo bisogna tenere conto di queste circostanze”». Insomma, mentre le ruspe evocate dal ministro dell'Interno paiono concentrarsi esclusivamente sull'abbattimento dei campi rom, gli abusivi italiani tirano un sospiro di sollievo. (C. Terzano - Lettera 43)
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