Per migliorare l'impegno europeo per il clima, come richiesto dall'Accordo di Parigi, è stato raggiunto, con l'appoggio del governo italiano, l'accordo fra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sul nuovo target al 2030 del 32% del consumo finale di energia coperto con fonti rinnovabili.

Nel 2017, secondo i dati provvisori del GSE, in Italia la quota del consumo finale di energia, soddisfatta con fonti rinnovabili, è stata del 17,6%, circa la stessa della media europea. Dal 15,4% del 2012, in cinque anni abbiamo aumentato le rinnovabili del 2,2 %, con una crescita media annua dello 0,44%.

Al 2030 dovremmo, per arrivare al 32%, aumentare di un ulteriore 14,4% in 12 anni, con una crescita media annua dell' 1,2%: quasi il triplo del quinquennio precedente. Il 17,6% del 2017 corrisponde a una produzione di 21,7 Mtep di energia da fonte rinnovabile.

A quanto dovrà arrivare tale produzione per coprire il 32%? Dipenderà dal consumo finale di energia al 2030 e quindi anche dalle politiche di risparmio e di efficienza energetica che verranno praticate che richiederanno maggiore impegno anche perché lo scorso anno, dopo anni di calo, i nostri consumi di energia sono tornati a crescere dell'1,2%.

Se fosse raggiunto l'obiettivo europeo – aumentato rispetto al 27% precedente, anche se resta non vincolante- di ridurre del 32,5% i consumi tendenziali di energia al 2030, avremmo, a tale data, un consumo finale di energia intorno ai 100 Mtep.

Il 32% di rinnovabili comporterebbe quindi circa 32 Mtep prodotte con tali fonti:10,3 Mtep in più del 2017. Dal 2012 al 2017 la produzione di rinnovabili è cresciuta da 19,6 a 21,7 Mtep: 2,1 Mtep in più in cinque anni ,con una crescita media annua di 0,42 Mtep. Per raggiungere l'obiettivo del 32%, in caso di successo delle politiche di efficienza energetica, dovremmo raddoppiare la crescita media annua di produzione di energia da fonti rinnovabili degli ultimi 5 anni, portandola a 0,86 Mtep.

L'aumento al 32,5% dell'impegno di riduzione dei consumi energetici tendenziali al 2030 ha come conseguenza anche la riduzione della differenza della quantità assoluta di energia da fonti rinnovabili necessaria per raggiungere il nuovo obiettivo percentuale aumentato, rispetto a quella del 28% della SEN, riferita a un consumo energetico però più elevato, di 108 Mtep.

Ovviamente, qualora la riduzione dei consumi di energia al 2030 fosse inferiore rispetto alla nuova previsione, la quantità di energia da fonti rinnovabili dovrebbe crescere ulteriormente. Così come non si può escludere che l'obiettivo europeo del 32% di rinnovabili sia aumentato a livello nazionale: il Parlamento europeo e il governo italiano avevano chiesto il 35%.

In ogni caso l'aumento al 2030 dovrà essere consistente e riguardare tutte le rinnovabili, sia per elettricità, sia termiche che per i trasporti. Per l'elettricità dal 34% attuale si dovrebbe arrivare a circa il 60% dei consumi coperto con rinnovabili al 2030: una crescita fattibile, ma impegnativa non solo per gli impianti di generazione, ma per le reti e i sistemi di accumulo.

Per il termico la quota di fonti rinnovabili dovrebbe crescere dall'attuale 19% a oltre il 30% e per i trasporti dal 7% attuale a ben oltre il 20%. Questi ultimi obiettivi - per il termico e per i trasporti - sembrerebbero i più impegnativi: si tratta di vedere le politiche e le misure che verranno effettivamente attivate per le varie tecnologie disponibili, per esempio, per aumentare la diffusione delle pompe di calore e degli impianti per la produzione di biometano dalla frazione organica dei rifiuti e dalle biomasse residuali.

  • Questi obiettivi, e gli strumenti per raggiungerli, dovrebbero trovare una sede di prossimo chiarimento , ed anche di verifica del livello dell'impegno, nel Piano nazionale "Clima ed energia" che dovrà essere definito dal Governo entro il 2018 e su cui la Commissione europea esprimerà poi, a breve, una valutazione di coerenza con l'obiettivo europeo vincolante di riduzione dei gas serra e con gli altri obiettivi al 2030, in attuazione dell'Accordo di Parigi per il clima. (Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - Huff. Post)