I casi di morbillo in Europa sono quasi quadruplicati nel 2017 e almeno 35 bambini sono morti a causa della malattia, secondo i dati più recenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’anno scorso i casi registrati sono stati 21.315, mentre nel 2016 erano stati 5.273. Il morbillo ha interessato soprattutto la Romania e l’Italia, dove sono stati registrati diversi decessi riconducibili alla malattia.

L’OMS ha identificato “ampie epidemie” con 100 o più casi di morbillo in 15 dei 53 paesi in cui è suddivisa la zona Europa. Il numero più alto di persone con morbillo è stato in Romania: 5.562. Nel paese la malattia si è diffusa soprattutto tra le popolazioni rom, che vivono nelle aree rurali e spesso non vaccinano i loro figli: sottovalutano gli effetti del morbillo, che può portare a febbre molto alta e a danni neurologici permanenti, e non portano i loro bambini in ospedale o li portano tardivamente. Il tasso di mortalità per la malattia è quindi più alto rispetto ad altri paesi.

In Italia i casi di morbillo censiti dall’OMS sono stati 5.006, un numero molto alto se si considera che secondo i dati del ministero della Salute nel 2016 erano stati 862. Nel nostro paese il 2017 è stato l’anno con più casi dal 2013, quando erano stati 2.258, meno della metà. L’OMS spiega che i paesi – come l’Italia – in cui ci sono stati più casi “negli anni recenti hanno dovuto affrontare diverse sfide, come una riduzione nella copertura dei vaccini, molto bassa tra alcuni gruppi più marginalizzati, interruzioni delle scorte di vaccini e sistemi poco efficaci di sorveglianza della malattia”. Dopo l’Italia, il terzo paese in cui sono stati registrati più casi è stato l’Ucraina con 4.767.

È difficile stabilire con precisione quale sia stata l’influenza delle campagne contro i vaccini nell’aumento dei casi di morbillo, e delle morti collegate alla malattia. Il maggior numero di malati è stato comunque registrato nei paesi dove si è più discusso di vaccini negli ultimi anni e dove si è assistito a una riduzione delle vaccinazioni, come in Italia tra il 2016 e i primi mesi del 2017. Le campagne dei cosiddetti movimenti “no vax”, spesso contrari ai vaccini per leggende metropolitane o a causa di una delle frodi scientifiche più grandi nella storia medica recente, ha fatto sì che il numero di bambini vaccinati diminuisse sensibilmente, mettendo a rischio l’immunità di gregge.

Il vaccino è infatti la risorsa più importante per rendersi immuni dal morbillo senza dovere contrarre la malattia e di conseguenza i rischi che questa comporta. Come per gli altri vaccini, è fondamentale che in una popolazione si raggiunga la cosiddetta “immunità di gregge”: se la stragrande maggioranza delle persone è vaccinata, la malattia non riesce a diffondersi e si proteggono indirettamente anche i pochi che non si possono vaccinare per vari motivi medici. In un certo senso vaccinarsi è anche un gesto altruista, perché chi non può ricorrere a un vaccino ha spesso malattie al proprio sistema immunitario, quindi è ancora più esposto ai rischi di malattie virali particolarmente aggressive. Nel caso del morbillo, l’esperienza medica ci dice che si raggiunge un’immunità di gregge quando sono vaccinate tra il 90 e il 95 per cento delle persone. Al di sotto di questa soglia, un’epidemia di morbillo ha molte più probabilità di diffondersi, come mostrano i dati dell’OMS.

In Italia la scorsa estate sono intervenuti prima il governo e poi il Parlamento per approvare una legge che, di fatto, rende obbligatorie le vaccinazioni per poter iscrivere i propri figli a scuola. I dati preliminari sembrano indicare un aumento dei vaccinati, ma servirà ancora tempo per valutare gli effetti del provvedimento. Leggi analoghe sono state approvate anche in Germania e in Francia, con multe o altre sanzioni nei confronti dei genitori che non le rispettano.

Grazie alle vaccinazioni, a livello globale, gli effetti del morbillo sulla popolazione sono stati comunque diminuiti drasticamente. Negli anni Ottanta la malattia causava la morte di quasi 2,6 milioni di persone all’anno in tutto il mondo. Nel 2016 l’OMS ha registrato poco meno di 100mila morti. (IlPost)

CONDIVIDI