Uno dei tre edifici, e precisamente la “Casa del triclinio all’aperto”, doveva costituire una sorta di osteria a giardino nella quale i frequentatori del vicino Anfiteatro trascorrevano qualche ora dopo lo spettacolo.
Pompei continua a sorprendere con la sua affascinante storia, con tre nuove domus, mai aperte al pubblico, restaurate nell’ambito del Grande Progetto Pompei e inaugurate lo scorso 23 dicembre alla presenza del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e di Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei.

Oltre alla modesta abitazione di via di Nocera - caratterizzata da cinque ambienti, tra cui un piccolo viridarium (un giardino),e grazioso triclinio estivo, abbellito da due fontane a nicchia rivestite di mosaici in pasta vitrea, pomici e conchiglie, dal quale prende il nome la casa - tra i nuovi ambienti ci sono anche un edificio noto come “Domus e botteghe” e la “Casa del larario fiorito”.
Il primo rientra nella tipologia della casa-bottega, con gli ambienti fronte strada adibiti alla vendita, ed il settore propriamente residenziale incentrato su una corte scoperta provvista di un triclinio in muratura e di uno spazio porticato, sul quale si aprono gli ambienti più nobili della domus. Di questo spazio non passano inosservate le pitture in IV stile pompeiano che, al momento dell'eruzione, erano oggetto di un parziale rifacimento nell'ambito di più ampi lavori di restauro, testimoniati dalle anfore piene di calce rinvenute durante lo scavo.

Nella sua configurazione attuale, la "Casa del larario fiorito", è, invece, il risultato della fusione di due unità indipendenti caratterizzate da uno schema planimetrico che poneva ad ovest, su via Nocera, il settore propriamente residenziale e ad est un ampio spazio a giardino. Il complesso nato da questo accorpamento doveva avere con ogni probabilità una funzione commerciale o, comunque, essere in qualche modo aperto al pubblico. Gli ambienti interni recano traccia di iscrizioni elettorali, ma anche affascinanti pitture parietali originali, tra le quali spicca, in particolare, la decorazione in IV stile pompeiano della grande sala affacciata sul giardino, con quadretti mitologici inseriti al centro di pannelli giallo ocra.
La domus prende il nome dal raffinato larario - luogo destinato al culto domestico - collocato all'interno di un piccolo cubicolo, decorato con fiori sparsi e amorini in volo.
L'area dell'hortus è invece provvista di un grande triclinio in muratura inserito su un pavimento in cocciopesto con inserti di marmo.

«Pompei è il simbolo di una bella storia di riscatto e di rinascita» ha detto il ministro Dario Franceschini, mentre Massimo Osanna ha assicurato che «proseguirà il progetto di museo diffuso, incentrato sulla ricollocazione all’interno delle case degli oggetti custoditi prima in magazzino, fondamentali per raccontare la vita quotidiana di questa città».
Con l’occasione, l’offerta espositiva del Parco verrà arricchita con l’apertura dell’appendice pompeiana della mostra Pompei@Madre. Materia Archeologica Work in progress, che ribadisce la forte identità contemporanea di questo affascinante sito archeologico. (S. De Martin – Arte.it)

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