C’è un modello «virtuoso» che il Movimento Cinque Stelle ha in mente quando parla di inceneritori. Non è la Danimarca, non è la Finlandia, e non è nemmeno un’utopia di un futuro lontano: è Treviso, Italia, oggi. «Raccolta differenziata con tariffa puntuale, impianti di selezione, riciclo, recupero e riutilizzo di materia e compostaggio: elevando la raccolta differenziata al 65%, si potrebbe scendere da 51 impianti di termovalorizzazione a 17 nel giro di pochi anni». Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria del Senato, uno dei più autorevoli e competenti esperti di ambiente del partito di Luigi Di Maio, ribadisce che non solo inceneritori dei rifiuti non servono, ma che se ne potrebbe prima ridurre il numero a neanche una ventina con poco sforzo, e poi sulla carta ci si potrebbe perfino rinunciare. Basterebbe imitare quanto si fa da anni e con grandissimo successo nella Regione forse più leghista d’Italia, il Veneto. Del resto, fu proprio il governatore Luca Zaia a criticare il decreto «SbloccaItalia» del governo di Matteo Renzi, che imponeva l’apertura di nuovi termovalorizzatori: «ne abbiamo tre e non ne vogliamo altri - disse Zaia - siamo una Regione “riciclona”». 

La ricetta di Treviso sembra miracolosa, ma in realtà è ampiamente alla portata di tutte le amministrazioni del Belpaese. In provincia la raccolta dei rifiuti nei 50 Comuni serviti (circa 900 mila persone) è gestita da una società pubblica, Contarina. In che modo? Differenziazione spinta della raccolta; campagna di ingenti investimenti; favorendo il riutilizzo di ogni tipo di materiale possibile, compresi i pannolini per bimbi; una tariffa puntuale, per cui ogni cittadino paga in rapporto alla effettiva produzione di rifiuto (e ovviamente paga meno chi ricicla di più). Risultato, oggi Treviso registra un tasso di raccolta differenziata dell’85%. Tutto il rifiuto organico viene sminuzzato e avviato a trasformazione in compost, generando ottimo fertilizzante e gas. Quel non molto che resta - il residuo non riciclabile è calcolato in 58 chilogrammi per abitante l’anno - viene trasformato in energia, bruciato nei due impianti presenti in Veneto (sostanzialmente più che adeguati al fabbisogno regionale). Nel giro di tre anni Treviso però punta a salire a quota 96% di differenziata, e ridurre a soli dieci chili per abitante annui lo scarto che va comunque bruciato.  

Non c’è dubbio che copiare il modello Treviso - e con gli stessi, impressionanti risultati - in tutta Italia non sarebbe una passeggiata né una faccenda veloce, problemi politici a parte. E molti addetti ai lavori (anche di parte ambientalista) ritengono che anche così un certo (modesto) numero di inceneritori sarà necessario. Certo è che i Cinque Stelle sul tema restano ambigui. A livello nazionale, infatti, propugnano un modello di economia circolare «classico», per aumentare al massimo la raccolta differenziata, evitare le emissioni degli inceneritori, generare ampi volume di «organico», e almeno in parte, trasformarlo in biogas. A livello locale, però, sono proprio esponenti di M5S a guidare i comitati di protesta contro gli impianti che - attraverso la digestione anaerobica - producono ottimo biometano per riscaldamento e autotrazione. «In tutto il Centro Sud Italia - dice Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - vanno costruiti decine di impianti industriali per trattare l’organico differenziato. Questa è l’unico recupero di energia che va promosso».  (R. Giovanini - La St.)

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