Inaugurato il sito Unesco sul luogo delle palafitte di 3700 anni fa, ancora visibili per la straordinaria resistenza dei pali di olmo e ontano. Oggi l’area è stata delimitata da boe segnaletiche, ma c’è un progetto suggestivo

 

 

Anche il Varesotto, a Bodio Lomnago, potrebbe avere la sua «floating piers» per passeggiare sul lago e guardare il fondale dove oggi sono conservate le «case» degli antenati dell’età del Bronzo. È una storia partita da lontano, da quando l’uomo abitava sulle palafitte per proteggessi dagli animali, e arrivata fino ai giorni nostri, conservata sotto quattro metri d’acqua grazie alla straordinaria resistenza dei pali di olmo e ontano, piante che ancora si trovano sulle rive del Lago di Varese.

Un borgo sommerso che risale a 1.700 anni prima della nascita di Cristo è oggi accessibile al grande pubblico in cerca di cultura, in un luogo iscritto nel patrimonio Unesco già nel 2011 e svelato sabato alla presenza di studiosi e tanti cittadini. Tutto merito delle «acque basse» del lago che nel 1854 portarono alla luce una costellazione di pali visibili a occhio nudo dai pescatori. Alcuni esperti svizzeri presero nota del fenomeno. E lì cominciarono gli studi. «Già allora si parlava del “paese sommerso”, senza però avere prove della sua esistenza — spiega Barbara Grassi, curatrice degli studi —. Ma quell’estate fu l’inizio di una lunga serie di scoperte: il 28 aprile 1863, in uno stesso giorno, tornarono alla luce due insediamenti palafitticoli, a Bodio e all’Isolino Virginia, sempre sul Lago di Varese».

Arrivarono persino i palombari, per cercare i villaggi perduti. La Soprintendenza prelevò campioni lignei tra il 2006 e il 2009 per effettuare una precisa datazione. Cosa si sa degli antichi abitanti del lago? Erano onnivori, allevatori e pescatori. Sono state trovate anche punte di freccia in selce che servivano per la caccia al cervo. Nell’area sono state trovate oltre 300 palificazioni. «Ma a Bodio Lomnago c’è la più grande fra le costruzioni. È la “Palafitta delle Monete” perché nel corso delle esplorazioni subacquee vennero trovate diverse monete di epoca romana», spiega il sindaco Eleonora Paolelli.

Oggi l’intera area a 20 metri dalla riva è stata delimitata da numerose boe «segnaletiche», la navigazione è vietata ed è stata realizzata una pensilina con vetrofanie con la storia di questo sito archeologico subacqueo. Ma la vera novità potrebbe arrivare da una tesi di laurea in ingegneria che prevede la possibilità di ancorare al fondale una passerella pedonale in maniera non invasiva «così i visitatori potranno ammirare da vicino le palafitte sommerse», spiega il professor Riccardo Aceti, curatore del progetto. L’assessore regionale Stefano Bruno Galli si dice «interessato», memore del successo dell’opera di Christo sulle sponde del Sebino. Tra le autorità, presente anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. (A. Camurani CdS)

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