Gli snack dolci e salati, come pure succhi di frutta e bibite, hanno un ruolo importante nell’alimentazione dei bambini, difficile da quantificare con precisione, perché mancano dati significativi sia sui consumi che sulla composizione nutrizionale delle diverse tipologie presenti sul mercato. Le abitudini alimentari dei bambini sono monitorate dal progetto OKkio alla salute, da cui emerge una graduale tendenza al miglioramento: nel 2010 i bambini che consumavano quotidianamente bevande zuccherate, per esempio, erano 48 su cento, quota che è scesa a 36 nel 2016. Parallelamente il numero dei bambini che a metà mattina consuma una merenda eccessivamente energetica è sceso dal 68 al 53%.

Per quanto riguardala composizione nutrizionale degli alimenti, il più completo database italiano è quello del Crea, che si può consultare online, però non riguarda gli alimenti industriali. L’associazione Altroconsumo, invece, ha creato un archivio aperto, destinato ai consumatori, con informazioni nutrizionali relative a ciò che i bambini consumano a merenda: dalla frutta, agli snack, dalle bibite alle merendine industriali.

Data la carenza di dati ordinati in modo critico, il Settore regionale prevenzione e veterinaria del Piemonte, con i Servizi igiene alimenti e nutrizione (Sian) delle Asl, ha creato un database di snack caricando le informazioni relative a ingredienti e valori nutrizionali. L’archivio viene aggiornato ogni due anni considerando le merendine e le bevande che sono raccolte a scuola in occasione del monitoraggio previsto dal progetto OKkio alla salute.

“È un tentativo “artigianale” – dice Marcello Caputo che, con Denise Spagnoli, coordina il lavoro sulla banca dati – per monitorare gli snack a livello regionale. Non ha un valore statistico per il Paese, ma ormai abbiamo quasi 4 mila prodotti. Abbiamo iniziato nel 2008, dopo aver notato che, secondo le rilevazioni, ben tre bambini su quattro consumavano questo tipo di alimenti industriali. Le informazioni sono utilizzate dagli operatori piemontesi dei Sian, per tenere d’occhio alcuni consumi critici (zuccheri, grassi, sale ecc.) nei prodotti in commercio ed elaborare strategie utili a promuovere una corretta alimentazione.”

In Piemonte esiste un archivio di snack, merendine succhi e bibite per monitorare quello che mangiano i bambini

L’archivio è strutturato secondo i criteri del britannico Fsa processed food data base, ideato per monitorare la composizione degli alimenti industriali e promuovere la riduzione di sale, zucchero e grassi. Come nell’archivio inglese, la quantità di queste sostanze è valutata con i colori (verde, giallo e rosso) per avere un’informazione più immediata.

I prodotti analizzati comprendono tortine, snack al cioccolato, biscotti, cracker, patatine e prodotti analoghi, bibite gassate e succhi di frutta. I dati raccolti hanno permesso di evidenziare alcune tendenze che meritano attenzione: “L’utilizzo del fruttosio – dice Caputo – è in aumento. Infatti le merendine che contengono questa sostanza sono passate dal 63% al 73%, mentre nelle bibite è passato dal 20 al 26%. È impiegato probabilmente per ragioni economiche e tecnologiche, numerosi studi però (come questo e questo) hanno ormai mostrato gli aspetti critici di questo zucchero che influenza negativamente il metabolismo dei lipidi, è associato alla sindrome metabolica e alle patologie favorite da questa condizione, come diabete e steatosi epatica.”

Il valore oltre il quale aumenta il rischio di sindrome metabolica è pari a circa 50 g al giorno; se è difficile superarlo consumando frutta, è molto più facile bevendo bibite contenenti questo zucchero. Anche secondo i Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia),il fruttosio è una sostanza da limitare, in particolare nella dieta dei bambini.

“Un altro trend da tenere sotto controllo – continua Caputo – è l’aumento dei dolcificanti. Queste sostanze nel 2014 erano presenti nel 30% delle bibite, mentre nel 2012 si fermavano al 23%. La cosa strana è che più della metà di queste bibite (circa il 17% del totale) non mette in evidenza con le specifiche frasi (i claim) la presenza di dolcificanti al posto dello zucchero. È vero che gli zuccheri semplici hanno effetti negativi per la salute, ma nemmeno i dolcificanti fanno bene! Si è visto che possono alterare il microbiota intestinale, inoltre passando dallo zucchero agli edulcoranti si mantiene l’abitudine al gusto dolce, mentre per passare a uno stile alimentare più salutare bisognerebbe agire proprio su questo aspetto.”

Aumentano i dolcificanti artificiali nelle bibite, che possono alterare il microbiota intestinale

Il sale è diminuito negli snack salati, mentre è stabile, e in alcuni casi in aumento, nei prodotti dolci.

Il database piemontese permette di seguire le variazioni anche nella composizione dei grassi che si può correlare alla presenza o assenza dell’olio di palma. Le rilevazioni sono state fatte nel 2012, nel 2014 e nel 2016, ma non è ancora stata completata l’analisi dei dati dell’ultima rilevazione, quindi non è ancora possibile valutare l’effetto dell’eliminazione di questo grasso tropicale, che ha interessato numerosi marchi a partire dal 2015. Il confronto fra il 2012 e il 2014 mostra anzi un aumento della presenza di questo grasso nelle merendine (dal 42% al 57%) e nelle patatine (dal 12% al 30%),mentre nei cracker si nota una diminuzione.

“Dalla nostra banca dati – sottolinea Caputo – possiamo vedere anche con quali grassi è stato sostituito e purtroppo abbiamo notato un aumento degli oli di cocco e di palmisti: dall’8 al 13% nei biscotti e dal 5 al 12% nei cracker. In questo modo il contenuto in grassi saturi è aumentato ulteriormente. I dati però riguardano il periodo antecedente la fase in cui le principali aziende hanno tolto questo grasso dalle ricette e il risultato del cambiamento si potrà vedere dall’analisi delle rilevazioni del 2016.”

L’archivio nasce per avere il polso di ciò che mangiano i bambini e al momento è destinato agli operatori del settore. Sembrerebbe auspicabile un allargamento a livello nazionale e magari la creazione di una versione aperta per i consumatori sempre più spesso cercano informazioni affidabili.( V. Balboni - FattoAliment.)

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