In collaborazione con la NASA, la Japan Aerospace Exploration Agency ha annunciato la prima colonia umana sulla Luna entro dieci anni. L’obiettivo è trasformare la Luna in un’enorme centrale elettrica “green”

Una nuova area di sosta, dove fermarsi per un break prima di ripartire. Nulla di particolare se non fosse che la piazzola in questione non sarebbe, anzi non sarà, su un’autostrada. In collaborazione con la NASA, la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) ha annunciato di voler dar vita alla prima colonia umana sulla Luna. E in tempi brevi, appena un decennio. L'intenzione è utilizzare il pianeta più prossimo alla Terra come “ scalo ” per le missioni che puntano all ’esplorazione del sistema solare

Ma c’è qualcosa che attrae ancora di più l’attenzione. Si tratta delle risorse che si trovano sulla superficie lunare. Nel 2009, la sonda spaziale giapponese Kaguyaha rilevato la presenza di uranio, torio, potassio, magnesio, silicio, calcio, titanio e ferro. Questa scoperta ha aperto nuovi scenari sullo sfruttamento commerciale di questi preziosi elementi. 

Secondo gli esperti sono presenti quantità significative di acqua e ferro congelati. C’è, poi, il gas Elio-3, che si trova solo sulla Luna e può essere potenzialmente usato come combustibile per sviluppare la fusione nucleare. Tuttavia, prima che lo sfruttamento delle risorse possa iniziare su larga scala, occorre predisporre le infrastrutture necessarie. E per riuscire a costruire abitazioni e uffici adatti ai neo-colonizzatori, i ricercatori stanno studiando il modo per combinare il suolo trovato in superficie con l'acqua prelevata dal ghiaccio fuso per creare un calcestruzzo lunare.  

Non è tutto qui. Un'altra proposta avanzata da Shimizu, un  azienda con sede a Tokyo, sarebbe in grado di rispondere all’intero fabbisogno energetico mondiale, trasformando la Luna in una colossale centrale. L'azienda vorrebbe installare una fascia di pannelli solari larga 400 chilometri attorno all'equatore lunare e, quindi, trasmettere costantemente energia alle "stazioni di ricezione" sulla Terra tramite laser o microonde. Sarebbe in tal modo possibile inviare 13.000 terawatts di energia elettrica. Per avere un’idea dell’entità della produzione stimata basti pensare che, ad esempio, in Germania nel 2017 gli impianti fotovoltaici hanno apportato al paese 38,4 terawattora. 

C’è un’altra impresa, Kajima Corp., che già utilizza camion e bulldozer telecomandati nei cantieri e, da alcuni anni, sta collaborando con JAXA. L’ardua scommessa è inviare mezzi sulla Luna e controllarli da 384.400 chilometri, ovvero dalla Terra.  

Ne è trascorso di tempo da quando Mosca lanciò il satellite Sputnik nel 1957, battendo sul tempo Washington che l’anno successivo rispose inviando nello stazio Explorer 1. Adesso Stati Uniti e Giappone cullano uno dei sogni ultimi dell’umanità: passare dall’utilizzo meticoloso di risorse limitate all'uso illimitato di energia “pulita”.  (F. Paolini *-

La Stampa) –

* quoted business  

 FONTE: NASA