Secondo lo studio “Consumers underestimate the emissions associated with food but are aided by labels”, pubblicato su Nature Climate Change da Adrian Camilleri dell’University of Technology Sydney e da Richard Larrick, Shajuti Hossain e Dalia Patino-Echeverri della Duke University. un’etichetta ben fatta sul contenuto di carbonio potrebbe farci acquistare prodotti low carbon.

Lo studio evidenzia che i consumatori «sottovalutano enormemente la differenza che le loro scelte alimentari possono fare per i  cambiamenti climatici ma, se verranno fornite informazioni chiare sull’etichetta, preferiranno gli articoli con un’impronta di carbonio inferiore».

Tra il 19% e il 29% delle emissioni globali di gas serra derivano dalla produzione alimentare, con la carne bovina e ovina che rappresentano i maggiori contributori, quindi una dieta sempre più orientata verso una maggiore assunzione di frutta e verdura è una strategia promettente per ridurre i cambiamenti climatici.

Dato che ricerche precedenti avevano dimostrato che le persone sottovalutavano significativamente le emissioni di carbonio degli elettrodomestici, Camilleri voleva sapere in che modo i consumatori capissero le conseguenze delle loro scelte alimentari sulle emissioni di carbonio e spiega: «Con un apparecchio come un riscaldatore si può percepire l’energia utilizzata e vedere una bolletta elettrica alla fine del mese, quindi l’impatto è piuttosto rilevante, mentre l’impatto della produzione alimentare è in gran parte invisibile».

Il team di ricerca australiano e statunitense ha chiesto a più di 1.000 persone di stimare l’energia incorporata in 19 alimenti e 18 apparecchiature e la quantità di emissioni di gas serra derivanti dalla loro produzione e ha riscontrato che «I partecipanti hanno sottovalutato in modo significativo il consumo di energia e le emissioni di gas serra sia per gli elettrodomestici che per gli alimenti, ma il cibo è stato sottostimato in modo più grave».

Camilleri aggiunge: «Se si chiede alle persone di indovinare la differenza per l’ambiente tra gli ingredienti della zuppa di manzo o di una zuppa di verdura. ritengono che non ci sia molta differenza, ma il manzo crea più di 10 volte la quantità di gas serra rispetto alla zuppa vegetale. Questo è un punto cieco, perché se qualcuno vuole ridurre le emissioni di gas serra, potrebbe pensare di spegnere il riscaldamento, guidare meno o volare meno. Pochissime persone pensano di mangiare meno carne».

I ricercatori hanno anche valutato se potevano migliorare la percezione delle persone sull’impatto ambientale delle loro scelte alimentari attraverso l’uso dell’etichettatura, utilizzando lo stesso modo del sistema di classificazione per gli apparecchi elettrici .

Hanno presentato a 120 partecipanti con una scelta di minestre da acquistare: quando le zuppe avevano un’etichetta con l’impronta di carbonio, i partecipanti comprano meno zuppe di manzo e più zuppe di verdura rispetto a quando non c’era l’etichetta. La ricerca suggerisce che «L’introduzione di etichette con l’impronta di carbonio sui prodotti alimentari potrebbe essere un intervento semplice per aumentare la comprensione dell’utilizzo di energia e delle emissioni di gas serra derivanti dalla produzione alimentare, e quindi per ridurre gli impatti ambientali».

I gas serra emessi dalla produzione di carne di manzo e agnello comprendono quelli creati nella produzione di fertilizzanti per i mangimi, il metano emesso dagli animali, il trasporto di bestiame e la perdita di alberi per far posto alla terra da pascolo. Una dieta vegana a base di frutta, verdura e cereali ha il minimo impatto sull’ambiente, una dieta varia che comprende anche carne di maiale, pollo e pesce ha un impatto moderato, una dieta a base di carne di manzo e agnello ha l’impatto maggiore.

Camilleri conclude: «Le scelte che facciamo a tavola possono avere un impatto significativo su sfide globali come i cambiamenti climatici e la nostra ricerca dimostra che i consumatori sono desiderosi di fare questa scelta».(GreenReport)