I guanachi ti guardano curiosi, per nulla spaventati dalla presenza umana. Soprattutto dopo l’apertura ufficiale del Patagonia National Park che, grazie alla sua superficie di 10 milioni di acri, ha esteso al 40% la porzione di territorio cileno divenuta area protetta come parco nazionale. Le aquile svolazzano sulle steppe, i ragazzini sfidano allegri le acque del Cochrane River coi loro kayak.  

   

Fu proprio praticando  questo sport  che Douglas Tompkins, il fondatore del marchio di abbigliamento sortivo North Face – l’industria venne avviata nel  1981 - perse la vita lasciando alla moglie Kristine McDivitt il compito di gestire l’impresa commerciale ma anche di decidere le sorti delle vaste lande di terreno che la coppia aveva acquistato in Patagonia, investendo quasi 350 milioni di dollari. “Quando chiamavo mio marito via radio - ha raccontato -, il suo nick name era proprio aquila. Adesso ogni volta che le vedo volare in cielo, penso a lui che sarebbe molto soddisfatto della scelta di donare le nostre proprietà in questo paradiso naturalistico al governo cileno.  

   

Il risultato dell’accordo è questo ecosistema unico al mondo. La presidentessa del paese sudamericano, Michelle Bacheletl’ha definito il “frutto di una partnership che può fare da modello in tutto il mondo: i privati possono contribuire fortemente alla preservazione dei paradisi più incontaminati. Non c’è bisogno di essere una nazione ricca per stipulare questi accordi, basta avere volontà e coraggio.  

   

Steppe, fiumi e vette innevate: ecco il Patagonia National Park

Indubbiamente il Patagonia National Park, gestito ora dal Chile National Forestry Service, è un eden sia sul piano paesaggistico che faunistico. Per scoprirlo, si atterra a Balmaceda, praticamente a poche miglia dal confine con l’Argentina, e poi in jeep si guida per almeno sei ore su strade sterrate. La scomodità del mezzo di trasporto e la difficile percorribilità delle vie di comunicazione, però, quasi, non si avvertono grazie alla bellezza del panorama: le montagne, i fiumi dalle acque turchesi incorniciano il General Carrera Lake. Steppe tentacolari, corsi di acqua profondi, vette coperte di neve, distese  di ghiaccio rappresentano uno spettacolo ammaliante.  

 

Lo stupore odierno al cospetto di questo paesaggio è lo stesso che provò Douglas Tompkins quando arrivò qui nel lontano 1961 allorchè aveva appena 18 anni di età. A quei tempi gli piaceva compiere viaggi di avventurare e soprattutto scalare rocce e montagne. Infatuato da questi territori, tre decenni dopo, in virtù della fortuna che aveva accumulato con North Face, potè regalarsi una fattoria nella regione di Los Lagos, che chiamò Renihué, estesa per 42 mila ettari. Fedele ai suoi principi votati al rispetto dell’ambiente, il neo proprietario la convertì subito in azienda di agricoltura organica.  

Dopo il matrimonio con Kristine McDivit, i due decisero di dedicarsi a una vita più nomade e in particolare di estendere i propri possedimenti in terra cilena, arrivando nell’arco di pochi anni ad allargare i confini sino a un totale di 210 mila acri comprendenti anche la zona in prossimità del vulcano Corcovado. Poi si spinsero a est e anche a sud, inserendo alcuni appezzamenti facenti parte della superficie argentina all’interno del proprio parco privato.   In poco tempo, i coniugi fondatori di North Face arrivarono a possedere 700 mila acri di terra, incluse ampie zone di foresta pluviale e foreste di sequoie locali.  

L’intento di questo progetto non era speculativo, bensì sociale. Tanto è vero che sin da subito furono organizzati campeggi per bambini, escursioni lungo la rete sentieristica appositamente tracciata, allestite fattorie in cui insegnare a coltivare ortaggi biologici. La volontà era quella di aprirlo il più possibile al pubblico affinché accanto alla preservazione del territorio si affiancasse la sua fruizione.  Gli unici problemi erano di natura militare: il parco creato dai filantropi della North Face denominato Pulamin, spezzava a metà il territorio andando all’Oceano Pacifico al confine con l’Argentina. Nemmeno mancarono le accuse, tra le quali quella di impedire lo sviluppo economico e demografico, e persino di volere segretamente creare un enclave sionista in mezzo al nulla patagonico.  Seguirono inevitabilmente anche le interrogazioni parlamentari.  

Per fortuna i Tompkins non si persero d’animo,  e poi arrivarono all’accordo col Governo di Santiago per la donazione dell’intero terreno con la condizione che fosse creato un Parco Nazionale.  Per la gioia dei guanachi e delle aquile che ora avvertono l’uomo come un amico. (L. Bergamin - La St.)