Le energie rinnovabili dovranno soddisfare almeno il 32% dei consumi finali lordi di energia dell’Ue per raggiungere l’obiettivo sul quale Commissione, Parlamento e Consiglio europei hanno recentemente trovato accordo all’interno della direttiva REDII. Quali gli impatti sull’Italia?

Secondo le stime contenute nello studio elaborato da Elemens per Elettricità Futura e Anev – che ne hanno illustrato i contenuti alla presenza del ministro Luigi Di Maio – il nuovo obiettivo europeo del 32% potrebbe richiedere un contributo maggiore delle rinnovabili elettriche nel nostro Paese.

Contributo quantifica al 63%, in robusta crescita rispetto a quanto stabilito dalla Strategia energetica nazionale approvata nel novembre scorso: in tale documento l’Italia, infatti, si poneva un obiettivo del 55% per le rinnovabili nel settore elettrico (e del 28% complessivamente).

Per raggiungerlo è essenziale un apporto integrato delle varie fonti rinnovabili, cui la geotermia può contribuire anche grazie ad alcune peculiari caratteristiche, come, ad esempio, una continuità di produzione svincolata dalle condizioni metereologiche che invece affliggono altre Fer.

Esaminando il possibile contributo di ciascuna fonte rinnovabile, lo studio Elemens individua in almeno un +20% lo sviluppo del settore geotermoelettrico per renderlo coerente con lo scenario REDII al 2030,passando così dai 6 TWh inerziali (ovvero secondo quello che Elemens chiama Scenario 2030 inerzia, ovvero in assenza di interventi, ndr) a 7 TWh.

Uno sviluppo che negli anni 2020-2030 porterebbe a 800 milioni di euro di investimenti in geotermia, accompagnati da 700 unità di lavoro in più e 200 milioni di euro in valore aggiunto. Anche per le casse pubbliche il guadagno sarebbe netto: 30 milioni di euro aggiuntivi in gettito fiscale, che Elemens sottolinea essere «risorse liberate per lo Stato e gli Enti locali».(Gr. Rep.)

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