“L’edizione 2018 della Giornata mondiale dell’ambiente è dedicata alla lotta all’inquinamento da plastica, in particolare quello derivante da usa e getta. Un fenomeno così esteso da rappresentare ormai una vera emergenza globale”.

Lo afferma in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, che interviene a Torino alla chiusura del Festival dell’Economia Circolare.

“Ogni minuto – ricorda Realacci – nel mondo, come sottolinea l’Onu, vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica e ogni anno vengono usati fino a 5 trilioni di sacchetti di plastica monouso. Il contrasto dell’inquinamento da plastica, tanto in terra quanto in mare, è un fronte sul quale l’Italia ha fatto da apripista con la legge sulla messa al bando degli shopper in plastica e con un mio emendamento alla legge di Bilancio che ha vietato dal primo gennaio 2019 i cotton-fioc non biodegradabili e dal primo gennaio 2020 le microplastiche nei cosmetici. Misure, le ultime due, approvate all’unanimità dal Parlamento nella scorsa Legislatura e sostenute con forza dal mondo ambientalista, in particolare da Legambiente e Marevivo”.

Ora, aggiunge Realacci, “sempre dall’Italia, su iniziativa di Legambiente e NaturaSi, arriva anche un lungimirante atto di ‘disobbedienza civile’: sebbene la legge non lo consentirebbe EcorNaturaSì insieme con l’associazione ambientalista ha voluto lanciare i sacchetti riutilizzabili nel reparto ortofrutta dei propri punti vendita. Un’iniziativa che va in direzione di un’economia più sostenibile e circolare”.

La Giornata Mondiale Ambiente, per Realacci, “è anche uno stimolo per riflettere sulle grandi sfide ambientali aperte”. “A partire dai mutamenti climatici in atto – spiega il presidente di Symbola -. Difendere l’ambiente e rispondere alla sfida del clima non solo è necessario, ma rappresenta una straordinaria opportunità per per creare lavoro e nuova economia. Già oggi, come racconta il rapporto GreenItaly della Fondazione Symbola e di Unioncamere, il 33% delle imprese manifatturiere italiane ha fatto investimenti orientati all’ambiente. Sono quelle che innovano di più, esportano di più e producono più occupazione: il 40% dei posti di lavoro (320.000) creati nel 2017 sono legati all’ambiente. Percentuale che sale al 60% nel settore della Ricerca e Sviluppo”.

“Siamo inoltre tra i Paesi più avanzati nella green economy e nell’economia circolare, un modello di sviluppo non più lineare, dove gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – conclude Realacci -.Come certifica Eurostat, tra i grandi Paesi europei siamo quello con la quota maggiore di materia circolare (materia prima seconda) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%),ben davanti alla Germania (10,7%) unico Paese più forte di noi nella manifattura. Il recupero dei materiali ci fa risparmiare energia primaria per oltre 21 mln di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 58 mln di tonnellate di CO2. E contribuisce al contempo a rendere più efficiente e competitiva la nostra economia. C’è un’Italia che innova senza perdere la propria anima, che ha fatto proprio un modello di economia e società più sostenibile e competitivo, più equo, che potrebbe rappresentare la risposta italiana alle questioni scottanti che il presente e il futuro pongono al Pianeta”. (AskaNews)

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