Non una mostra, ma un vero show capace di solleticare i sensi, una festa per gli occhi che punta a colpire, sorprendere, emozionare.
Nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte, edificio religioso del 1100, è tutto pronto per Monet experience and the Impressionists, il nuovo percorso digitale immersivo del groppo Crossmedia che, dopo lo straordinario successo delle Experience - Da Vinci, Klimt, Incredible Florence - sceglie l'arte del grande maestro francese e del movimento impressionista per regalare, dal 18 novembre al 1° maggio 2018, una travolgente esperienza sinestetica nel cuore di Firenze.
Il presidente di Crossmedia, Federico Dalgas, ci svela alcune anticipazioni relative a questo appuntamento realizzato da giovani (i ragazzi che lavorano alle produzioni hanno tra i 23 e i 35 anni ndr) per i giovani.

«Per questa produzione, che non si limita ad essere una mostra didattica, ma piuttosto uno show, mi sono affidato totalmente a loro - spiega Dalgas - alla loro creatività, alla poesia del linguaggio digitale, limitandomi a supervisionare il prodotto». Dunque educare sì, avvicinando all’arte del pittore che più di ogni altro ha insegnato a guardare e a rappresentare, en plein air, la bellezza di una natura descritta nell’irripetibile istante della sua stessa rivelazione, ma con semplicità, senza ovviamente tralasciare l’approfondimento scientifico, affidato al critico d’arte Sergio Risaliti.
Destinatari privilegiati di questo spettacolo d’arte, che vuole essere soprattutto un’opera di comunicazione scevra di barriere interpretative e che mira a condurre con immediatezza nell’universo di Monet, saranno in particolare gli under 30, con il loro linguaggio “social”. «Non pretendiamo di sostituirci ai musei - ribadisce il presidente di Crossmedia - ma intendiamo avvicinare fisicamente le persone ai luoghi dell’arte. Dopo aver assistito alla Klimt Experience, ad esempio, in molti si sono recati al Belvedere di Vienna per ammirare dal vivo i capolavori dell’esponente più illustre della Secessione viennese».

Ma ritorniamo allo “show” Monet, che, oltre ad accogliere l’80% delle opere dell’artista, ospiterà anche lavori di Renoir, Cezanne, Degas. Ottocento immagini in tutto, in alta definizione, che nascono e si dilatano a 360 gradi su schermi alti tredici metri, accolti nella navata della chiesa con le sue suggestive architetture. Una narrazione lunga 65 minuti che in 20 scene stuzzicherà anche l’olfatto, grazie agli aromi naturali appositamente creati da Aromatique nelle installazioni video, touch e multimediali della sezione introduttiva.

Ma prima di essere catapultato in questo trionfo di luci e sonorità avvolgenti - composizioni di Debussy, Saint-Saëns, Gounod, Fauré, Offenbach e musiche popolari francesi accompagneranno lo spettacolo - il visitatore sarà al centro di un percorso didattico che si avvale di pannelli digitali, installazioni video, touch e multimediali che spiegano, tra curiosità, aneddoti, interviste a Monet, le tappe più significative del cammino artistico del mago della luce e degli Impressionisti.
In questo viaggio “a tutto tondo” nell’universo del rivoluzionario “cacciatore” di ponti e marine, glicini e ninfee, acqua e paesaggi urbani, il pubblico avrà anche la possibilità di “entrare” dentro le tele, ritrovarsi su una scogliera, abbracciare Suzanne Hoschedé con il suo parasole, passeggiare sul ponte giapponese.
Effetti “speciali” che hanno un costo, e anche alto, sul quale Dalgas non si sbilancia. «Si tratta di un investimento di centinaia di migliaia di euro, richiesti dall’allestimento scenografico, dalle tante ore di lavoro, dall’acquisto delle immagini da archivi e musei». (S.De Martin - Arte.it)

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