Che solo nello scorso anno ha richiamato 20 mila visitatori

 

Alberi alti sei metri, una volta di corolle rosa, bianche, rosse, un tappeto di petali: è il viale delle camelie più grande e più antico di Italia, attrazione primaverile del parco Durazzo Pallavicini di Genova Pegli.  

 

Sono tanti i visitatori provenienti da tutta Italia, ma soprattutto numerosi i turisti stranieri che scelgono di ammirare questo gioiello verde del capoluogo ligure. «Il parco è stato realizzato tra il 1840 e il 1846 per volontà del Marchese Ignazio Pallavicini - spiega Silvana Ghiginodirettore tecnico e curatore del parco – negli ultimi trent'anni ha subito un forte degrado, ma nel settembre 2016, a seguito di un ingente progetto di riqualificazione, ha riaperto i battenti nella sua veste originaria e in un solo anno ha registrato 20 mila presenze». Col suo primo compleanno ha anche ricevuto un prezioso regalo: è stato conclamato il Parco più bello di Italia 2017

 «Il camelieto, nato nel 1856, non è stata una banale operazione di giardinaggio, ma un lavoro strutturale straordinario in cui è stato modificato un intero tratto di parco per realizzare un terreno acido idoneo alle camelie». Con asini, buoi o con le braccia di tanti uomini si sono portate le piante, dando vita a un viale di 200 metri. Il tempo ha fatto poi l'altra parte del lavoro: “Quelli che per il marchese erano arbusti alti poco più di un metro adesso sono alberi veri e propri che superano i 6 metri». 

Una ricchezza straordinaria: 150 piante tutte diverse. Si tratta sempre della stessa specie ossia Camelia Japonica, ma grazie al sapiente lavoro di selezione artificiale dell'uomo si è dato origine a centinaia di cultivar dai diversi colori e dalle diverse forme e quantità di petali. “Nell'800 erano evidenti tutti i 150 tipi di cultivar, mentre oggi riusciamo a distinguerne circa una decina - spiega il direttore - è in corso una grande operazione di riconoscimento. I cartellini di un tempo non ci sono più e lo stato di abbandono precedente rende arduo identificare i cultivar”. 

Infatti, «sulla pianta di camelia si osserva una percentuale di fiori stabili - se è rosa vi sono i fiori rosa - ma improvvisamente sbocciano anche altri fiori di colori e forme differenti, pertanto occorreranno tante stagioni per dare un nome ai molti innominati. Ma con un monitoraggio attento, e calcolando il numero di fiori stabili, pian pianino si classificheranno tutte le piante». 

Ad ogni modo, noti o non noti, lo spettacolo dal grande valore botanico resta immutato. E tra i cultivar di pregio spiccano: la Vergine di Colle beato, la Warratah rubra, l'Incarnata, l'Eleonora Franchetti, la Bella di Firenze, l'Omar Pacha, la Magnoliaeflora e la Diamantina. 

Il camelieto, oggi, è il più sviluppato di Italia e tra i più importanti d'Europa, ma all'epoca rappresentava un vero ombelico botanico del mondo. I registri dei visitatori parlano chiaro, gli amici del marchese - perché ovviamente si entrava solo su invito del padrone di casa - provenivano da New York, dal Cile, dalla Russia. E la villa, vero richiamo di élite internazionale, consacrò Pegli, dalla seconda metà dell'800 fino ai primi anni venti del 900, come una delle località turistico balneari più importanti della penisola

È il clima il fattore decisivo da cui tutto ha inizio. Senza vento, con poche precipitazioni e con tanto sole per gran parte dell'anno, Pegli ricorda molto Bordighera, località rivierasca crocevia del Grand Tour. La Marchesa Clelia Durazzo, scienziata di fama europea, non si fece di certo scappare questo cocktail metereologico che permetteva di coltivare piante esotiche rare fuori serra e a Pegli costituì un importante orto botanico. Il nipote Ignazio ereditò poi tutto e dall'orto passò alla maestosa villa romantica.  

Anche per il direttore del parco, che tutti i giorni ha gli occhi incollati sulle piante del giardino, il clima odierno è un po' pazzerello. «La scorsa gelata invernale ha messo a dura prova molte piante decennali che mai avevano subito un attacco simile e tante sono morte. I cambiamenti climatici esistono, non sono una favola, per carità, le gelate ci sono sempre state e i documenti storici ne sono testimoni, tuttavia negli ultimi 20 anni o vi è troppo caldo o troppo freddo o troppo asciutto o troppa pioggia: c'è una distribuzione insolita e non è più così semplice occuparsi di terreno». 

L'obiettivo del direttore è far tornare villa Durazzo Pallavicini nel suo assetto originario. C'è da restaurare il chiosco delle rose e riportare i cultivar ormai spariti. «Non è affatto facile trovare i cultivar di allora, come l'Incomparabile, perché il mercato dei fiori segue le mode. Le camelie dell'800 non sono più in commercio, i coltivatori producono sempre forme nuove, esistono decine di migliaia di cultivar di camelia, ma il nostro impegno è proseguire il restauro filologico per restituire ai visitatori le atmosfere romantiche di un tempo», conclude Ghigino. (G Vallarino - LaSt.)