Si pensa spesso alla domotica come un sistema per migliorare il comfort residenziale, ma le potenzialità di applicazione e di interesse vanno ben oltre all’ambito domestico per incontrare sempre nuove opportunità e fornire ulteriori vantaggi.

Uno dei più recenti vede la domotica applicata in… stalla. Proprio così: i “beneficiari” della tecnologia saranno gli animali da allevamento. L’idea nasce all’interno del Dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute (Maps) dell’Università di Padova dove un team di ricercatori ha ideato l’anno scorso un nuovo metodo per rilevare in continuo alcuni parametri comportamentali e fisiologici degli animali da allevamento.

Come spiegato in una nota da Unismart, società dell’ateneo dedicata alla promozione e alla valorizzazione di competenze e conoscenze innovative dell’università padovana, il metodo elaborato dai tre ricercatori (Giorgio Marchesini, Paolo Balasso e Lorenzo Serva) utilizza i dati estratti da un accelerometro applicato al fianco sinistro di bovini o altri ruminanti per monitorare le contrazioni ruminali e il comportamento dell’animale.

“Sembra così possibile individuare animali con anomalie fisiologiche e comportamentali con qualche giorno di anticipo rispetto alla comparsa di sintomi evidenti con l’ovvio risultato di anticipare le cure veterinarie necessarie, ridurre l’impiego di medicinali e limitare le perdite produttive tipiche dei periodi di malattia”.

Internet of Things per la smart farm

L’invenzione ha suscitato immediato interesse e, una volta presentata domanda di brevetto nell’ottobre del 2016, viene presentata al pubblico lo scorso dicembre proprio tramite un evento organizzato dalla stessa Unismart. Cinque mesi dopo, vale a dire lo scorso maggio, Orma-Solutions, azienda altoatesina del mondo ICT ha acquisito i diritti di licenza esclusiva ventennale. E qui entra in gioco la tecnologia: l’azienda di Bolzano, infatti, intende portare la domotica nelle stalle e negli allevamenti italiani, integrando il metodo sviluppato dall’Università con tutta una serie di altri sensori, gestibili senza difficoltà attraverso una piattaforma unica e intuitiva.

«Per quanto riguarda l’applicazione della domotica nelle stalle stiamo portando avanti un progetto in provincia di Bolzano mirato a monitorare lo stato di salute dei ruminanti e la possibilità di mettere in quarantena l’animale malato in modo da tutelarlo ed evitare il contagio degli altri», racconta Mario Orlandi, Ceo di Orma-Solutions. E sulla soluzione tecnologica afferma che «è qualcosa di più che un sistema di domotica: entra in gioco l’Internet of Things e l’automazione, in un sistema che vede l’impiego di sensori collegati a un’unità centrale che permette la gestione integrata di tutte le azioni che si possono verificare all’interno della stalla. I valori monitorabili sono svariati e il progetto in sé è ancora in divenire: di certo per esempio, con un sistema gps, sarà possibile controllare la posizione e la motilità delle vacche, oltre alla temperatura ambientale e tutto questo verrà integrato in un concetto più ampio di smart farm che si tradurrà in una serie di azioni volte anche alla sicurezza di chi opera in fattoria, spaziando dalla verifica dei valori di monossido di carbonio delle stufe fino al controllo del fieno per evitare il pericolo di autocombustione del fieno».

Il titolare di Orma-Solutions racconta che a colpirli favorevolmene del progetto ideato all’Università di Padova è stata la possibilità di aumentare il benessere degli animali d’allevamento e migliorare gli standard complessivi delle stalle: «tutto ciò si traduce poi in un aumento della qualità dei prodotti oltre al miglioramento della vita stessa di chi vive e abita in fattoria».

Ha sottolineato che in tutti i settori, e nell’agroalimentare in particolare, la parola d’ordine è qualità: «il benessere degli animali diventa ogni giorno più importante per i consumatori ed il metodo di Marchesini permette un grado di dettaglio mai raggiunto prima».

Come ha segnalato a Unismart, il progetto è piaciuto moltissimo in Alto Adige anche al Centro di Consulenza per l’Agricoltura Montana (Bring),che ha deciso di coinvolgersi direttamente nella sperimentazione, partecipando attivamente ai test sul campo negli allevamenti. (A- Ballocchi – TecnEco)

 

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